Assegno di mantenimento

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Assegno di Mantenimento

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Assegno di mantenimento

Si intendono ricomprese nell’assegno di mantenimento (quelle chiamate sinora spese ordinarie) le voci di spesa che soddisfano esigenze della vita quotidiana dei figli e, in ogni caso, quelle che hanno, quale requisito temporale, la periodicità, come requisito quantitativo, la non gravosità, e per requisito funzionale, l’utilità e/o necessarietà.

In particolare, durante i momenti di crisi economica o sanitaria (come quello attuale derivante dall’emergenza da coronavirus) le persone si sentono disorientate, abbandonate e timorose di assumere qualsiasi decisione.

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L’ Assegno di mantenimento
Prima di affrontare il tema della determinazione e della corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore di uno del due ex coniuge, è bene comprendere quale sia la ragione intrinseca che ha spinto il legislatore a prevederne l’esistenza nel nostro ordinamento.
Il mantenimento reciproco tra coniugi ha il proprio espresso riferimento giuridico nel dovere di assistenza morale e materiale a carico di ciascuno degli sposi (articolo 143 del codice civile). La comunione di intenti e di sostanze, caratteristica fondamentale del matrimonio, caratterizza e differenzia questo istituto da qualsiasi altro tipo di accordo di natura tipicamente contrattuale.
Da qui, la conseguente previsione di legge del dovere di contribuire alle esigenze della famiglia, e primariamente al sostentamento e alla crescita dei figli.
Se però da una parte il dovere di mantenimento nei confronti dell’altro coniuge e della famiglia esiste in pendenza di matrimonio, è anche vero che la corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato privo di adeguati redditi propri trova il proprio obbligo di legge nell’articolo 156 del codice civile.
La ratio è la medesima ma i presupposti sono differenti: proprio per questo motivo si può affermare che “l’obbligazione di mantenimento (nei confronti del coniuge separato) non può preesistere alla relativa domanda giudiziale.
(Cassazione Civile, sentenza n. 6403 del 21 Marzo 2011).

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